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parlare ai figli 1

 

 

Migliorare il modo di comunicare è il metodo migliore per evitare inutili incomprensioni in famiglia.
Spesso i conflitti nascono da problemi di  comunicazione, tenere a mente alcune semplici regole può fare molta differenza nel rapporto con i tuoi figli e non solo.

Comunicare nasce dal saper ascoltare. Frase forse un po’ banale e scontata, ciò che non è scontato è riuscire a gestire la comunicazione nei momenti cruciali, quando siamo sopraffatti dai sentimenti negativi come la rabbia e la collera.

Ecco che allora è importantissimo allenarsi, per arrivare a comunicare con i nostri figli anche nei momenti più difficili. Ecco cinque consigli facili da ricordare e mettere in pratica nei momenti salienti:

1. Ciò che dici programma la tua vita e quella dei tuoi figli
2. Da evitare le Generalizzazioni
3. Diversi punti di vista
4. Comandare o dialogare?
5. Comunicare in Silenzio

Le parole che usiamo più frequentemente programmano la nostra vita, chi conosce la PNL (programmazione neuro linguistica) lo sa molto bene.
Il modo con cui parliamo a noi stessi e ai nostri figli influenza il modo di vivere. Se usiamo un linguaggio limitante la nostra sarà un’ esistenza limitata e di sofferenza, al contrario, invece, se usiamo un linguaggio potenziante la nostra sarà una vita di gioia, di successo, di fatica, si certo perché niente piove dal cielo, ma ricca di esperienze positive.

Pensate alla frase: “non capisco niente, non ce la faccio…!”
Ora pensate a questa: “non capisco alcune cose, devo riprovare o approfondire”!

Quale delle due vi fa sentire meglio e più a vostro agio?

In un dialogo con i figli, o con qualsiasi altro interlocutore, sono da evitare le generalizzazioni,
Sono quelle frasi dove usiamo parole come: tutto, mai, sempre, ecc.:
“sbagli sempre”, “tra noi ci sono sempre problemi”, “è impossibile, non ce la faremo mai”, questi sono solo tre esempi di generalizzazione.

Nella migliore delle ipotesi nasce un conflitto, nella peggiore aiutiamo il nostro interlocutore a sentirsi un perdente.

Le parole spesso trasportano emozioni. Scegliendo una parola piuttosto che un’altra, rischiamo di stravolgere ciò che realmente vogliamo comunicare, ci sentiamo incompresi, in realtà è stato proprio il nostro linguaggio a creare incomprensione e distacco.
Non dobbiamo sentirci sotto esame ogni volta che apriamo bocca, possiamo però comunicare cercando di evitare parole come: “ tutto, sempre, ogni volta che, mai ecc.”.

Inoltre, nel comunicare con i figli, noi genitori tendiamo a dimostrare una certa rigidità dettata dal nostro bagaglio culturale.

Tale comportamento è giustificato dalla nostra efficienza ed esperienza nel risolvere i problemi, oppure nell’affrontare le diverse situazioni che la vita presenta.
Nei figli questa esperienza manca, non possono averla maturata appieno nel corso della loro vita.

Quindi, per entrare in sintonia, noi genitori siamo chiamati ad osservare le varie questioni che si presentano da più punti di vista, educando i nostri figli a ricercare i loro modelli e i loro punti di vista, affinché li facciano propri adattandoli alle loro esigenze e al loro tempo.

Un altro aspetto del comunicare con i nostri figli è il nostro atteggiamento, spesso viviamo il nostro ruolo di genitore da una posizione di comando, di privilegio, visto che siamo degli educatori.
In parte dev’essere così, ma ciò non significa che nelle situazioni difficili siamo sempre giustificati a comandare dando ordini inflessibili.

La capacità di dialogare, portando alla ragione con dolcezza e amore, ci aiuta ad essere più credibili agli occhi dei figli, ottenendo risultati migliori e duraturi.
Senza soffermarci su comunicazione verbale, non verbale e paraverbale, voglio porre l’attenzione sulla comunicazione fatta di silenzi con i figli.
Il nostro compito di genitori non é quello di oratori instancabili, sempre con la risposta pronta o il consiglio giusto.

Sappiamo bene che l’esempio vale più di mille parole, inutile girarci intorno. Nella mia esperienza di papà ho sperimentato come dei silenzi possano diventare attimi preziosi.

Accarezzare i capelli di nostro figlio mentre si addormenta, abbracciarlo forte in un momento di sconforto (troppi compiti o una partita finita male), sorridere guardandolo negli occhi con il cuore colmo d’amore, massaggiargli i piedi dopo una lunga camminata, sono momenti semplici ma che fanno stare bene e soprattutto comunicano presenza e disponibilità.

Tutto questo in un rigoroso silenzio. Ci farà avvicinare ai nostri figli in modo empatico, comunicare con sguardi e sorrisi, rende più forte il legame.

E’ fondamentale entrare in empatia per capire ciò che provano, immedesimarsi in loro per comprendere le diversità tra le nostre e le loro emozioni.

Nel prossimo articolo impareremo ad amare noi stessi come genitori, non per essere egoisti ma per insegnare ad amare ai nostri figli.

Un abbraccio a tutti i genitori.
Claudio De Cassan
Autore del libro “Il bosco e le sue avventure”.

 

 

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